Federcomated
La federazione
Presidente:
Giuseppe Freri
Interventi del presidente
01/12/2004
XXII° Convegno Ascomed Milano

Cari amici e colleghi,

questo importante evento ci consente come di consueto non solo di fare il bilancio su un anno di lavoro molto intenso, ma di sviluppare alcune riflessioni che ci consentono di progettare il nostro futuro in un contesto in rapida trasformazione.

Solo un anno fa’, in questa stessa assemblea celebravamo un ciclo di espansione del settore edile di durata e intensità senza precedenti nella storia e nell’economia del nostro Paese.

Soprattutto segnalavamo al mondo politico ed istituzionale che il comparto edile, di cui ci consideriamo parte integrante, aveva dato un lusinghiero contributo alla modestissima crescita del PIL, tanto é vero che, senza il contributo del nostro settore, il PIL italiano dell’anno 2004 sarebbe risultato addirittura negativo rispetto all’anno precedente.

Purtroppo quest’anno il quadro di riferimento si va progressivamente deteriorando, tanto che gli analisti più pessimisti parlano di una crescita di poco superiore al 1% contro una stima del 1,4% che veniva rappresentata alla fine dell’estate.

In sostanza, anche per il 2004 la dinamica dell’economia è caratterizzata da bassi tassi di crescita e, soprattutto da orizzonti sempre più offuscati.

I dati sulla produzione e soprattutto sui consumi degli ultimi mesi testimoniano una caduta della domanda interna più intensa del previsto a cui si aggiunge purtroppo la devastante fuga di risorse determinata dal prezzo dei prodotti petroliferi.

Un quadro di insieme poco confortante, dunque, soprattutto se non sostenuto da adeguate politiche di investimenti e di politiche di reddito capaci di rilanciare i consumi.

Introduco qui rapidissimamente una nota critica nei confronti della politica del Governo, critica per la quale siamo in buona compagnia (vedi Consulta delle Costruzioni), in quanto la recente legge finanziaria, invece di porre l’impresa al centro dello sviluppo, la pone in una posizione subalterna quasi che le dinamiche economiche potessero fare a meno del suo determinante apporto.

Come noto, ieri il mondo delle costruzioni si è mobilitato per far sentire la sua voce contro il mancato mantenimento delle promesse che le autorità di governo e le forze politiche di maggioranza avrebbero dovuto inserire a favore del sistema delle imprese.

Ma il blocco della spesa con il vincolo del 2% posto dal Governo in questa Finanziaria, non solo rischia di arrestare i grandi cantieri che sono stati già approvati e ai quali si è proceduti al classico taglio del nastro, ma blocca sul nascere altre importanti iniziative che riguardavano al rilancio di progetti di edilizia abitativa e la riqualificazione della città.

Queste misure restrittive non giovano certo allo sviluppo e rischiano di far fare al nostro settore la fine involutiva nella quale arrancano i principali settori economici del nostro Paese.

Se questo è il quadro economico di riferimento, la dinamica dello sviluppo del nostro settore ha assunto l’intensità di una vera e propria turbolenza.

Non c’è operatore del nostro settore che non abbia sottoposto ad analisi la propria azienda. C’è chi è stato favorito in questo passaggio generazionale, c’è chi vi è stato costretto dagli eventi esterni: l’ingresso sul mercato di grandi strutture di vendita o l’avvio di forme di aggregazione, che hanno suggerito una più attenta riflessione sulla dotazione di strumenti di competizione, di cui ogni azienda era provvista.

Va subito detto, a scanso di equivoci, che la nostra Federazione si è posta alla testa di questo processo, da sempre la nostra politica è stata orientata a favorire la cultura di impresa e di processi d’innovazione di affermare il proprio ruolo produttivo.

Il nostro orientamento verso la ricerca di una dimensione d’impresa più consona ad un mercato in cambiamento, non è perciò acquisizione recente, ma esso parte dal convincimento che la moderna organizzazione del mercato esige imprese in grado di svolgere efficacemente il loro ruolo in chiave di sviluppo produttivo.

Da tempo, perciò, attraverso Sercomated lavoriamo per far crescere la cultura di impresa in un quadro di cooperazione con il mondo della produzione e nell’ambito di un mercato trasparente e regolamentato.

Noi dobbiamo lavorare affinché la trasparenza e i, rispetto delle regole siano la base sulla quale poggia la libertà di fare impresa.

Partendo da questo convincimento, non possiamo non considerare come elementi prioritari della nostra iniziativa di politica sindacale alcune sfide di modernizzazione del nostro sistema.

La prima sfida riguarda certamente quella del credito, intesa nella duplice accezione di accesso alle risorse finanziarie necessarie allo sviluppo dell’impresa e alla tutela dei diritti connessi con la riscossione dei corrispettivi delle nostre prestazioni.

Il grande sforzo di ristrutturazione operato dal sistema bancario ha trasferito i maggiori benefici all’interno del sistema stesso, senza operare trasferimenti di efficienza in termini di maggiore fluidità di servizi creditizi a favore delle imprese.

In un sistema economico nel quale l’accesso al mercato finanziario è riservato esclusivamente a poche grandi imprese tutelate fino all’inverosimile e cariche di privilegi, ai cui salvataggi nei momenti di crisi accorrono a frotte politici e banchieri, alle piccole e medie imprese non resta che il ricorso al credito bancario: difficoltoso per l’assenza di garanzie, oneroso per la differenza di potere contrattuale, slegato dai programmi di sviluppo e di evoluzione dell’impresa per l’assenza di interfaccia credibili di chi sta dall’altra parte dello sportello.

Senza questa revisione della riforma del sistema creditizio, ogni ipotesi di ristrutturazione del sistema distributivo italiano, del nostro come degli altri comparti merceologici, diventa un’utopia capace di coltivare la fantasia dei retori e dei demagoghi che si alternano alla guida di questo Paese.

Dobbiamo aggiungere che i criteri di Maastricht stanno diventando un vero e proprio tabù da giocare di volta in volta o come minaccia o come blandizie nei confronti di chi si assoggetta facilmente alle esose pretese del sistema creditizio.

Certo è che molti dei nostri problemi, se non risolti, risulterebbero per lo meno fortemente attenuati, se il flusso delle risorse della nostra gestione ordinaria non venisse proditoriamente interrotto da comportamenti elusori della principale obbligazione che si assume il cliente nei confronti del fornitore, cioè quello del pagamento della merce.

Purtroppo le ampollose procedure giudiziarie disseminate nel nostro ordinamento giuridico consentono talvolta, oltre i limiti dell’abuso, di eludere questa importante obbligazione, sicché il creditore molto spesso, sempre più spesso, vede vanificati tutti i suoi sforzi di perseguire il debitore, in quanto la sua mobilità sia fisica che professionale non ci consente di ancorare la nostra pretesa creditizia al suo patrimonio.

Ecco perché abbiamo proposto una legge che ci consenta di uscire da questa situazione di incertezza che riverbera i suoi nefasti influssi sulla posizione finanziaria netta dell’azienda e più in generale sul sistema delle imprese.

Questa proposta di legge è ormai diventata la nostra bandiera sotto la quale organizzare il nostro esercito per combattere una sfida decisiva non solo per il futuro delle nostre aziende, ma anche per quello dell’intero sistema delle costruzioni.

Analoga sfida dobbiamo promuovere nella lotta all’evasione fiscale.

L’evasione è un mostro con tante teste, da un lato c’è chi ritiene che sia legittima difesa contro un livello di tassazione insostenibile ed insopportabile, e, se anche ciò non nasconde qualche aspetto di verità, dall’altro non si può non riconoscere che l’evasione serve a mascherare aspetti deteriori dei rapporti fra le imprese ed il mercato.

In primo luogo l’inefficienza e la disorganizzazione produttiva è alla base del mancato rispetto delle obbligazioni che il cliente assume nei nostri confronti.

Normalmente, un evasore non è mai un buon pagatore. In secondo luogo l’evasione rappresenta una pericolosa arma di concorrenza sleale fra gli operatori del medesimo settore.

Dunque noi dobbiamo pretendere che la pressione fiscale sia compatibile con la gestione economica delle imprese, ma dobbiamo anche essere convinti che l’equità fiscale si raggiunge solo attraverso una seria lotta all’evasione.

La terza sfida su cui dobbiamo cimentarci riguarda certamente quella del riconoscimento della nostra funzione produttiva.

Questa battaglia è essenzialmente di carattere culturale, che, anche se non meno difficile delle altre, e non coinvolge forze oscure e talvolta molto più grandi di quelle di cui noi disponiamo, assorbe molte energie organizzative.

Essa è invero molto vicino a noi e riguarda le altre economie con le quali quotidianamente ci confrontiamo, cioè quelle dei nostri fornitori e dei nostri clienti.

Nei confronti degli uni dobbiamo ottenere il principale riconoscimento della nostra funzione, e cioè che la nostra attività produttiva aggiunge valore al prodotto e non lo sottrae, che il canale di riferimento che consente la migliore valorizzazione del prodotto e la sua collocazione sul mercato è certamente la rivendita edile.

Solo attraverso la canalizzazione dei prodotti attraverso la rivendita si può accrescere la dimensione dell’impresa e dotare la stessa di risorse umane qualificate al raggiungimento del primario obiettivo della creazione del valore.

Il rispetto delle regole del mercato, quindi, metterebbe in moto un circolo virtuoso che migliora l’efficienza produttiva e la funzione dell’impresa.

Agli altri, cioè i nostri clienti, dobbiamo chiedere qualcosa di più che un mero atto di fiducia.

Ad essi dobbiamo chiedere l’abbandono di vecchi pregiudizi che ritengono l’attività distributrice più o meno parassitaria.

Dobbiamo chiedere, perciò, il riconoscimento della nostra funzione di produzione. In sostanza dobbiamo convincerli che utilizzando i servizi della rivendita essi realizzano importanti economie complessive, che salvo rare eccezioni rendono complessivamente più vantaggioso l’approvvigionamento presso la rivendita che quello diretto presso il produttore.

Il nostro asse nella manica per combattere queste battaglie si chiama Sercomated, società di servizi nella quale confluiscono convergenti volontà di cooperazione di produttori e rivenditori, finalizzate a garantire alle imprese nuove visioni strategiche, nuovi orientamenti di mercato, assistenza tecnica e formazione professionale, atta a garantire la crescita dimensionale della nostra impresa.

Si tratta di un confronto serrato fondato sull’esperienza di produttori e di rivenditori, destinato ad abbattere i costi di interfaccia e rendere più efficiente il sistema tecnico-logistico al servizio della costruzione.

Desidero ringraziare in questa sede, ed esprimere tutta la mia gratitudine, ai produttori che si sono impegnati in questo compito, dimostrando lungimiranza di obiettivi e respiro strategico all’attività delle loro imprese.

Resta da legare a questo importante progetto il terzo anello della catena, e cioè il sistema delle imprese grandi, piccole e medie che aderiscono all’Ance o alle associazioni dell’artigianato, per infittire il dialogo tra gli attori del processo produttivo, abbandonando i conflitti di competenza ed eliminando gli ostacoli che impediscono alle imprese di lavorare in condizioni di libera concorrenza ed in presenza di regole certe ed uniformi.

Questo processo, tutto in divenire, passa attraverso la conoscenza e si arricchisce con i contributi di ricerca scientifica in grado di offrire a tutto il sistema le linee guida, attraverso le quali sviluppare la cooperazione all’interno del sistema.

Di qui le ricadute culturali, scientifiche e di immagine che possono derivare alla nostra organizzazione dall’Osservatorio Chermes e dalla collaborazione con il Cresme, i quali oltre alle utilità dirette, in termini di conoscenza, a favore dei nostri operatori, garantiscono alla Federazione una visibilità esterna che ne accrescono credibilità e prestigio.

Un esempio importante di tale ricaduta è riscontrabile nell’avvio di collaborazione con l’Andil, l’associazione dei produttori di laterizi, e con molte altre associazioni dei produttori, i cui esponenti non hanno risparmiato pubbliche attestazioni di stima e dichiarate volontà di collaborazione per la definizione di nuove regole tendenti alla valorizzazione del mercato dei laterizi.

Un segnale degli importanti cambiamenti che si vanno registrando nel modello culturale di approccio alla cultura di impresa con tutte le implicazioni di cui andiamo dibattendo è rappresentato dal nuovo programma confederale riguardante il logo Confcommercio.

La sua trasformazione, o il suo affiancamento a Confimprese, non è soltanto un’operazione di facciata, ma rappresenta un significativo cambiamento di pelle della nostra organizzazione centrale, nella sua funzione di rappresentanza, la quale non è più prevalentemente riferita alle persone ma all’impresa nella sua più ampia accezione.

Avremo modo nei prossimi mesi di dare contenuto a questo progetto che ovviamente coinvolge non solo la struttura centrale, ma anche le organizzazioni territoriali e nazionali.

Ma la vera sfida che ancora ci aspetta e sulla quale dobbiamo convogliare tutte le nostre energie e tutte le nostre capacità imprenditoriali è costituita dalla modernizzazione del nostro settore.

Modernizzazione vuol dire, innanzi tutto, adeguare la funzione aziendale ai bisogni di un mercato in continuo cambiamento, sia per la sua collocazione europea, sia per un’accelerazione subita nel processo degli scambi.

Ma non può esserci modernizzazione senza adeguati investimenti ed adeguati ritorni degli stessi, i quali, a loro volta, non possono prescindere dalla dimensione delle aziende.

Senza una massa critica adeguata ed in presenza di costi crescenti, l’impresa non è in grado di competere sul mercato e tanto meno di assicurare un’adeguata remunerazione agli investimenti.

All’interno della nostra Federazione è partito il dibattito sulla creazione di una struttura nella quale si riconoscono le imprese che vogliono affrontare la strada dell’aggregazione non al buio ma raccogliendo le esperienze più o meno importanti di chi nel nostro Paese e non solo in questo ha già percorso questa strada.

La Consulta degli Enti rappresentativi delle Aggregazioni tra imprese è, perciò, un organismo di confronto, di promozione e di monitoraggio della dinamica evolutiva delle forme aggregate delle imprese del nostro settore.

Questo organismo dovrà lavorare in piena sintonia con la Federazione, partendo dalla convinzione che la comune esperienza, messa al servizio delle aziende, produce risultati fruttuosi per la tutela e lo sviluppo del nostro settore.

Prima di chiudere questo mio intervento vorrei rivolgere a tutti Voi un caloroso invito ad accrescere l’impegno organizzativo a tutti i livelli. Cerchiamo di mobilitarci per una causa che ha una grossa posta in palio, il futuro del nostro lavoro e delle nostre aziende.

Cari amici, il lavoro fatto dalla Federazione, pur nella scarsità delle risorse di cui disponiamo è davvero importante e non mi sembra il caso di ricordare a voi che ne siete stati protagonisti, i momenti più qualificanti vissuti in questi anni.

Certo è che la distribuzione italiana dei materiali da costruzione oggi ha una sua dignità economica e imprenditoriale, ma soprattutto ha una federazione che è in grado di guidarla con il concorso di tutti voi verso un futuro di sviluppo e di grandi prospettive.

Ringrazio tutti per la partecipazione e Vi auguro buon lavoro.



GIUSEPPE FRERI