Federcomated
La federazione
Presidente:
Giuseppe Freri
Interventi del presidente
02/12/2005
Relazione del Presidente all'assemblea ordinaria annuale Federcomated del 25/11/2005

Cari amici e colleghi,

questa assemblea costituisce il punto di arrivo del mandato del consiglio chiamato a dirigere le sorti dell’associazione in quest’ultimo quadriennio e per questo motivo, nell’augurarVi il benvenuto a Milano, desidero rifare insieme a Voi il percorso di questi 4 anni di attività sociale che hanno contribuito a dare un rilevante contributo alla modernizzazione del nostro sistema distributivo e porre all’attenzione delle forze sociali ed imprenditoriali che gravitano nel mondo dell’edilizia, la nostra Federazione.

Le attestazioni di fiducia, di stima e di simpatia che con grande frequenza ci vengono riservati in tutti i consessi ai quali partecipiamo sono la risultanza di un lavoro corale, che tutti gli organi della Federazione, e ogni singolo componente coinvolto alla responsabilità di ogni progetto, ha saputo offrire con intelligenza e lungimiranza.

Ecco perché Vi rivolgo un grazie sincero, a nome mio personale e di tutta la categoria, per l’impegno solidale che avete saputo esprimere in ogni circostanza in cui siete stati chiamati a rappresentare gli organismi associativi.

Un grazie particolare va a tutti gli amici che con grande impegno e dedizione hanno promosso e favorito la nascita delle Ascomed, giocando il loro prestigio personale e professionale per coagulare intorno a sé un gruppo dirigente capace di rappresentare in modo efficace la nostra categoria sul loro territorio.

Sono stati, per me, momenti di grande emozione e di particolare soddisfazione personale la creazione dell’Ascomed della capitale e di quella di un’altra importante città come Palermo. Non meno importante la creazione delle Ascomed di città, apparentemente più periferiche, ma sicuramente centrali per il sistema distributivo dei materiali edili, come Lecce o Pesaro.

Se trascuro qualche nominativo non è certo per dimenticanza, ma per non tediarVi con un lunghissimo elenco che ormai vede nella nostra Federazione 57 Ascomed regolarmente funzionanti e costituite.

Ovviamente, l’azione di sviluppo associativo della Federazione non si arresterà fino a quando non avremo esteso la nostra presenza all’intero territorio nazionale.

Ho voluto, non casualmente, avviare questa relazione con l’azione di sviluppo associativo, perché esso rappresenta sicuramente il primo pilastro della nostra attività, ma, nello stesso tempo, il focus della nostra mission, cioè dare significato, tono e dignità al mandato di rappresentanza politico sindacale che ogni socio ci conferisce al momento dell’adesione diretta o indiretta alla nostra Federazione.

Uno sguardo alla situazione di mercato ci dà l’idea non solo della dimensione dell’impegno associativo, ma anche del ruolo centrale che la distribuzione edile ha assunto nel sistema delle costruzioni.

Nel corso di questi 4 anni il mercato delle costruzioni, inteso ovviamente nella sua globalità, è stato caratterizzato da uno sviluppo che non ha precedenti nella storia recente del nostro Paese, se non negli anni della ricostruzione post-bellica.

I livelli di occupazione sono cresciuti a tassi tali, che da soli rappresentano oltre il 50% dei nuovi occupati dell’industria.

Il volume degli scambi degli immobili di nuova costruzione, ma anche di edifici da ristrutturare, ha toccato cifre da primato. Gli investimenti in opere pubbliche hanno ricevuto un impulso tale da superare quelli della totalità degli investimenti da parte della pubblica amministrazione e delle imprese.

Nel complesso, quindi, un quadro di insieme che, se potesse essere riferito non solo al nostro comparto, ma all’intera economia italiana, si potrebbe pensare ad un nuovo miracolo economico.

Ma, come ben sappiamo, così non è, in quanto l’economia italiana, non diversamente da quanto accade nel resto d’Europa, è ormai da anni in una spirale involutiva che mette a nudo una situazione di declino.

Non è bastato, infatti, l’impegno responsabile di tanti imprenditori, soprattutto piccoli e medi ad innovare e ad imprimere un ritmo nuovo alle nostre imprese per accrescere il loro livello di competitività ed invertire la tendenza in atto.

L’economia globale avanza inesorabilmente ed i prodotti a basso costo invadono i mercati mondiali, spazzando via imprese che pure avevano dimostrato di saper tenere il passo con il mercato.

Anche il nostro settore, sebbene ancora in misura ridotta, è toccato da questo fenomeno che crea serie problematiche nell’organizzazione dell’offerta, nella quale far convivere prodotti di prezzo e qualità assai diversi rispetto a quelli riguardanti la tradizionale produzione europea ed italiana.

Ma le problematiche della globalizzazione rappresentano solo uno dei tanti fattori che condizionano lo sviluppo economico del nostro Paese, tanto da far temere che gli anni futuri saranno più comparabili con i periodi di crisi che con quelli di sviluppo.

Gli istituti di ricerca già segnalano l’addensarsi di cupe nubi sul nostro settore.

I dati preoccupanti diffusi dal CRESME anticipano già dal 2006 una crisi del mercato delle costruzioni. Tali notizie sono ancora più preoccupanti, quando si pensi che il sistema distributivo italiano è alla vigilia di un processo di ristrutturazione che ne modificherà significativamente l’identità.

Insidie e minacce provengono da due fonti che, per loro natura, sono di difficile controllo: da un lato il freno della domanda accelererà la competizione interna provocando una riduzione dei margini di intermediazione, proprio nel momento in cui le imprese della distribuzione stanno giocando la carta della crescita dimensionale, dall’altro l’ingresso nel nostro mercato della grande distribuzione e delle catene internazionali.

Entrambi i fattori eserciteranno un ruolo di destabilizzazione che disorienterà gli operatori che hanno meno accesso alle informazioni di mercato e, più in generale, di dotarsi di strumenti di competizione che li metta in grado di reagire in chiave positiva alle minacce a cui abbiamo fatto sopra cenno.

A questo scenario, che può apparire piuttosto cupo, la risposta più adeguata può venire dalle organizzazioni di categoria e, per quanto ci riguarda, dalla Federcomated e dagli organismi ad essi collegati, in particolare da Sercomated e dal C.E.R.A.I. (Consulta degli Enti Rappresentativi delle Aggregazioni fra Imprese).

La creazione di questi organismi di supporto al nostro sistema associativo ha contribuito, e ancor di più contribuirà in futuro, alla modernizzazione del nostro settore, non solo per la loro capacità di incidere in misura efficace sulle aree più sensibili dell’organizzazione di impresa, ma anche par la loro capacità di garantire un presidio di cultura imprenditoriale, ricavato dalle migliori esperienze e pratiche gestionali del nostro settore.

Il costante collegamento tra le politiche sindacali ed associative con il mondo della ricerca, accademica e non, assicura alle nostre strutture operative un background di grande valore pratico, che sono in grado di trasferire sul mondo della piccola e media impresa, che rappresenta il 95% della nostra area associativa.

Su queste basi la Federazione ha chiamato a raccolta tutte le aggregazioni di impresa che hanno individuato la via della collaborazione economica quale strada maestra del loro sviluppo.

La risposta non poteva essere più entusiasta di quanto non sia avvenuto e la stragrande maggioranza delle forme aggregate operanti sul territorio nazionale ha deciso di aderire al C.E.R.A.I.

Devo, perciò, ringraziare pubblicamente sia l’amico Beneggi che Carniato per l’impegno, l’intelligenza e lo straordinario spirito associativo che hanno trafuso nel guidare le due iniziative della Federcomated.

Una risposta di qualità, quindi, alla minaccia di crisi che si addensa sul nostro settore.

Ricerca ed innovazione, efficacemente comunicate e trasferite, rappresentano il bagaglio di ogni piccolo e medio imprenditore che voglia affrontare i rischi di un mercato in competizione.

Federcomated ha da sempre consapevolezza, che ha rafforzato ancor di più in questi ultimi anni, che la partita della competizione si gioca solo in parte all’interno della struttura aziendale, ma per la maggior parte il gioco si svolge fuori dal perimetro delle sue mura.

Ecco perché ha avviato relazioni e collaborazioni con gli altri componenti della filiera, ma anche con gli Enti istituzionali che assicurano il governo del territorio, al fine di creare le condizioni di riconoscibilità identitaria, ma anche di valorizzazione del prodotto per i suoi contenuti tecnici e culturali.

Un lavoro di grandissima qualità che non mancherà di dare i suoi frutti, allorché le singole componenti della filiera si accorgeranno di quali benefici potranno arricchirsi, se riescono ad utilizzare la grande quantità di servizi che rendono diverso ed utile l’acquisto di un prodotto nel magazzino edile, rispetto a quello acquisito direttamente.

Già ora, ma ancor di più domani, e lo vedremo meglio nella presentazione della ricerca che abbiamo commissionato al CERMES (Centro di Ricerche sui Mercati e sui Settori Industriali), le imprese di costruzione assumono un comportamento diverso che per il passato anche recente, che determinava il loro atteggiamento d’acquisto.

La lettura della funzione dell’intermediazione commerciale completamente individuabile in una mera attività logistica, viene sempre di più considerata largamente minoritaria, molto più concreta è l’attività di servizio riguardante il contenuto tecnico, talvolta tecnologico, ma anche quello culturale e di selezione della qualità l’elemento a cui si dà maggior valore al momento dell’assunzione della decisione di acquisto.

Ciò è tanto più vero, quanto più assumono prevalenza, nell’offerta merceologica, i materiali di finitura rispetto alle tradizionali materie prime.

In sostanza ribadiamo che il peso dei 100 miliardi di Euro di investimenti nel settore della ristrutturazione tracciano già un solco profondo nella direzione che, nel prossimo futuro, le rivendite edili dovranno percorrere.

Così come siamo stati vigili e presenti nell’intensificare la nostra presenza e, in certa misura, condizionare i rapporti di filiera, allo stesso tempo non abbiamo allontanato lo sguardo dalle istituzioni, che sono in grado, sia attraverso la fiscalità di impresa e di settore, sia attraverso le tecniche pianificatorie, di condizionare lo sviluppo del settore e delle nostre imprese.

Siamo stati tra i primi sostenitori di tutti quei provvedimenti che a bassissimo costo potevano contribuire al rilancio e sviluppo del settore delle costruzioni.

Così siamo stati dei promotori che hanno sostenuto il provvedimento degli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni prima al 41% e poi al 36% ed ancora, con quest’ultima finanziaria, al 41%, come leva per stimolare il mercato dell’edilizia.

Così come non possiamo oggi non essere critici con il Governo, allorché si accinge con questa finanziaria ad aumentare l’IVA sulle ristrutturazioni dal 10% al 20% con l’unico possibile risultato, di far precipitare nell’economia sommersa moltissime imprese, con la conseguente riduzione non solo delle entrate legate all’IVA e all’imposizione diretta, ma anche dei versamenti contributivi agli istituti di previdenza.

Su questa materia non possiamo non considerare l’assoluta esigenza che riveste per la nostra categoria la necessità di regole certe e trasparenti.

Non ci stanchiamo, infatti, mai di ripetere che l’economia senza regole rappresenta un pericolo per l’economia delle imprese e un rischio di incalcolabile portata per l’intero settore.

Così come siamo stati critici per talune scelte riguardanti per esempio l’applicazione della TARSU, non possiamo non mostrarci favorevoli al varo di importanti provvedimenti ora all’esame del Parlamento, che sancisce l’obbligo di certificazione energetica per tutti gli edifici di nuova costruzione, così come non possiamo salutare con favore il decreto legislativo sul riassetto normativo dell’attività di autotrasporto di merci per conto terzi, che di fatto elimina le tariffe a forcella.

La certificazione che energetica sarà valida per un periodo massimo di 10 anni a partire dalla data del suo rilascio, ma che dovrà essere aggiornata in casi di interventi di ristrutturazione che modificano la prestazione energetica degli edifici e degli impianti.

Un ruolo chiave nell’attuazione del provvedimento l’avranno le regioni e le province autonome, le quali possono nel rispetto dei vincoli dell’ordinamento comunitario e della legislazione nazionale definire una propria previsione legislativa, inserita generalmente nell’ambito della definizione del piano energetico regionale.

Non v’è chi non veda in tale provvedimento una grande opportunità di mercato per le imprese associate, sia nella direzione dell’accrescimento della credibilità professionale (dovremo lavorare affinché ogni rivendita diventi un centro di certificazione), sia per i volumi d’affari che potranno essere sviluppati dalle nuove prescrizioni di legge.

Su questa materia i colleghi di Bolzano hanno maturato una significativa quanto qualificante esperienza che hanno dichiarato do voler mettere a disposizione della federazione.

Ringrazio Hilpold per questo e per tutto il tempo che ha dedicato alla diffusione di questo progetto ancora in fase embrionale in ambito della nostra categoria.

Ma accanto a queste altre sfide di grande rilievo per il funzionamento delle economie delle nostre imprese e la modernizzazione del nostro sistema.

La prima sfida riguarda certamente quella del credito, intesa nella duplice accezione di accesso alle risorse finanziarie necessarie allo sviluppo dell’impresa e alla tutela dei diritti connessi con la riscossione dei corrispettivi delle nostre prestazioni.

Il grande sforzo di ristrutturazione operato dal sistema bancario ha trasferito i maggiori benefici all’interno del sistema stesso, senza operare trasferimenti di efficienza in termini di maggiore fluidità di servizi creditizi a favore delle imprese.

In un sistema economico nel quale l’accesso al mercato finanziario è riservato esclusivamente a poche grandi imprese tutelate fino all’inverosimile e cariche di privilegi, ai cui salvataggi nei momenti di crisi accorrono a frotte politici e banchieri, alle piccole e medie imprese non resta che il ricorso al credito bancario: difficoltoso per l’assenza di garanzie, oneroso per la differenza di potere contrattuale, slegato dai programmi di sviluppo e di evoluzione dell’impresa per l’assenza di interfaccia credibili di chi sta dall’altra parte dello sportello.

Senza questa revisione della riforma del sistema creditizio, ogni ipotesi di ristrutturazione del sistema distributivo italiano, del nostro come degli altri comparti merceologici, diventa un’utopia capace di coltivare la fantasia dei retori e dei demagoghi che si alternano alla guida di questo Paese.

Dobbiamo aggiungere che gli accordi di Basilea II stanno diventando un vero e proprio tabù da giocare di volta in volta o come minaccia o come blandizie nei confronti di chi si assoggetta facilmente alle esose pretese del sistema creditizio.

Certo è che molti dei nostri problemi, se non risolti, risulterebbero per lo meno fortemente attenuati, se il flusso delle risorse della nostra gestione ordinaria non venisse proditoriamente interrotto da comportamenti elusori della principale obbligazione che si assume il cliente nei confronti del fornitore, cioè quello del pagamento della merce.

Purtroppo le ampollose procedure giudiziarie disseminate nel nostro ordinamento giuridico consentono talvolta, oltre i limiti dell’abuso, di eludere questa importante obbligazione, sicché il creditore molto spesso, sempre più spesso, vede vanificati tutti i suoi sforzi di perseguire il debitore del cliente, in quanto la sua mobilità sia fisica che professionale non ci consente di ancorare la nostra pretesa creditizia al suo patrimonio.

Ecco perché abbiamo proposto una legge che ci consenta di uscire da questa situazione di incertezza che riverbera i suoi nefasti influssi sulla posizione finanziaria netta dell’azienda e sul sistema delle imprese.

Questa proposta di legge è ormai diventata la nostra bandiera sotto la quale organizzare il nostro esercito per combattere una sfida decisiva non solo per il futuro delle nostre aziende, ma anche per quello dell’intero sistema delle costruzioni.

Purtroppo le sorti dell’iter legislativo del provvedimento sono legate alla fluttuazione del clima politico di questa legislatura che vediamo surriscaldata oltre ogni ordinario livello.

Riteniamo, perciò, che difficilmente si riuscirà ad ottenere un esito positivo dall’attuale legislatura. Ma lo riproporremo con rinnovata energia non appena il nuovo Parlamento si sarà insediato.

Analoga sfida dobbiamo promuovere nella lotta all’evasione fiscale.

L’evasione è un mostro con tante teste, da un lato c’è chi ritiene che sarà presente una legittima autodifesa contro un livello di tassazione insostenibile ed insopportabile, e, se anche ciò non nasconde qualche aspetto di verità, non si può non riconoscere che l’evasione serve a mascherare aspetti deteriori dei rapporti fra le imprese.

In primo luogo l’inefficienza e la disorganizzazione produttiva è alla base del mancato rispetto delle obbligazioni che il cliente assume nei nostri confronti.

Normalmente, un evasore non è mai un buon pagatore. In secondo luogo l’evasione rappresenta una pericolosa arma di concorrenza sleale fra gli operatori del medesimo settore.

Dunque noi dobbiamo pretendere che la pressione fiscale sia compatibile con la gestione economica delle imprese, ma dobbiamo anche essere convinti che l’equità fiscale si raggiunge solo attraverso una seria lotta all’evasione.

La terza sfida su cui dobbiamo cimentarci riguarda certamente quella del riconoscimento della nostra funzione produttiva.

Questa battaglia è essenzialmente di carattere culturale, che, anche se non meno difficile delle altre, e non coinvolge forze oscure e talvolta molto più grandi di quelle di cui noi disponiamo.

Essa è invero molto vicino a noi e riguarda le altre economie con le quali quotidianamente ci confrontiamo, cioè quelle dei nostri fornitori e dei nostri clienti.

Nei confronti degli uni dobbiamo ottenere il principale riconoscimento della nostra funzione, e cioè che la nostra attività produttiva aggiunge valore al prodotto e non lo sottrae, che il canale di riferimento che consente la migliore valorizzazione del prodotto e la sua collocazione sul mercato è certamente la rivendita edile.

Solo attraverso la canalizzazione dei prodotti attraverso la rivendita si può accrescere la dimensione dell’impresa e dotare la stessa di risorse umane qualificate al raggiungimento del primario obiettivo della creazione del valore.

Il rispetto delle regole del mercato, quindi, metterebbe in moto un circolo virtuoso che migliora l’efficienza produttiva e la funzione dell’impresa.

Agli altri, cioè i nostri clienti, dobbiamo chiedere qualcosa di più che un mero atto di fiducia.

Ad essi dobbiamo chiedere l’abbandono di vecchi pregiudizi che ritengono l’attività distributrice più o meno parassitaria.

Dobbiamo chiedere, perciò, il riconoscimento della nostra funzione di produzione. In sostanza dobbiamo convincerli che utilizzando i servizi della rivendita essi realizzano importanti economie complessive, che salvo rare eccezioni rendono complessivamente più vantaggioso l’approvvigionamento presso la rivendita che quello diretto presso il produttore.

Il nostro asse nella manica per combattere queste battaglie si chiama Sercomated, società di servizi nella quale confluiscono convergenti volontà di cooperazione di produttori e rivenditori, finalizzate a garantire alle imprese nuove visioni strategiche, nuovi orientamenti di mercato, assistenza tecnica e formazione professionale, atta a garantire la crescita dimensionale della nostra impresa.

Si tratta di un confronto serrato fondato sull’esperienza di produttori e di rivenditori, destinato ad abbattere i costi di interfaccia e rendere più efficiente il sistema tecnico-logistico al servizio della costruzione.

Ma la vera sfida che ancora ci aspetta e sulla quale dobbiamo convogliare tutte le nostre energie e tutte le nostre capacità imprenditoriali è costituita dalla modernizzazione del nostro settore.

Modernizzazione vuol dire, innanzi tutto, adeguare la funzione aziendale ai bisogni di un mercato in continuo cambiamento, sia per la sua collocazione europea, sia per un’accelerazione subita nel processo degli scambi.

Ma non può esserci modernizzazione senza adeguati investimenti ed adeguati ritorni degli stessi, i quali, a loro volta, non possono prescindere dalla dimensione delle aziende.

Senza una massa critica adeguata ed in presenza di costi crescenti, l’impresa non è in grado di competere sul mercato e tanto meno di assicurare un’adeguata remunerazione agli investimenti.

Resta ancora da esaminare un aspetto essenziale dell’azione associativa, quello relativo alla comunicazione.

Il Commercio Edile è il nostro organo ufficiale di stampa e svolge con qualità ed efficienza il compito di informazione della categoria.

Di ciò ringraziamo naturalmente l’editore Tecniche Nuove con il quale la Federazione collabora anche per la realizzazione di altri progetti associativi.

Ma il fatto nuovo è rappresentato dai new media ed in particolare dei siti Internet www.federcomated.it, www.sercomated.it, www.storemat.it.

Abbiamo il preciso compito di partecipare interattivamente al lancio di questo importante mezzo di comunicazione.

Prima di chiudere questo mio intervento vorrei rivolgere a tutti Voi un caloroso invito ad accrescere l’impegno organizzativo a tutti i livelli. Cerchiamo di mobilitarci per una causa che ha una grossa posta in palio, il futuro del nostro lavoro e delle nostre aziende.

Cari amici, il lavoro fatto dalla Federazione, pur nella scarsità delle risorse di cui disponiamo è davvero importante e non mi sembra il caso di ricordare a voi che ne siete stati protagonisti, i momenti più qualificanti vissuti in questi anni.

Certo è che la distribuzione italiana dei materiali da costruzione oggi ha una sua dignità economica e imprenditoriale, ma soprattutto ha una federazione che è in grado di guidarla con il concorso di tutti voi verso un futuro di sviluppo e di grandi prospettive.

Con questi risultati che ho cercato sinteticamente di illustrarVi siamo arrivati alla fine del nostro mandato e rimettiamo, perciò, alla nostra assemblea ogni decisione su come utilizzarli per il futuro, ma soprattutto su come migliorali a beneficio delle imprese associate.

Dichiaro in ogni caso la mia disponibilità nel caso in cui l’assemblea ritenesse di rinnovarmi per il prossimo quadriennio l’incarico fin qui svolto con l’impegno di portare la nostra categoria in una condizione di maggiore prosperità e sviluppo.

Un caloroso ringraziamento a tutti Voi per la partecipazione, al Consiglio Direttivo per il sostegno di cui ha voluto confortare il mio lavoro, al Segretario Generale e alla signora Cristina per la positiva collaborazione da loro offerta.

Ringrazio di nuovo tutti e Vi auguro buon lavoro.