Federcomated
La federazione
Presidente:
Giuseppe Freri
Interventi del presidente
27/05/2005
VI° Conferenza Organizzativa Federcomated - Milano, 19 maggio 2005

L'associazione agente del cambiamento

Cari Amici e Colleghi,

Vi do il mio più cordiale benvenuto a questa VI^ Conferenza Organizzativa riservata ai Dirigenti delle Ascomed, cioè a tutti coloro che ricoprono un ruolo di responsabilità all’interno delle nostre organizzazioni di base.

Questa nostra conferenza organizzativa coincide con un anniversario particolarmente significativo per tutti coloro i quali vivono con passione ed intensa partecipazione la vita associativa.

Celebriamo oggi il 60° anniversario della fondazione di Confcommercio e devo particolarmente ringraziare il Vice Presidente vicario di questa organizzazione per aver voluto accrescere con la sua presenza e partecipazione il significato sia della celebrazione sia di questo nostro importante evento.

Ringrazio, inoltre, tutti i presidenti e tutti i segretari delle nostre Ascomed per il loro contributo e la loro assistenza al funzionamento della macchina operativa della nostra organizzazione.

Il riferimento alle Ascomed in apertura del dibattito non è certamente casuale, ed é sul ruolo e sulla funzione di questi organismi di carattere provinciale su cui dobbiamo confrontarci per dare nuovi stimoli e nuovo vigore alle relazioni commerciali esistenti fra un considerevole numero di imprese che svolgono la stessa attività e che si rivolgono allo stesso mercato.

Noi rappresentiamo, sia pur nella varietà del settore delle costruzioni, una delle realtà economiche e sociali più rilevanti del nostro Paese: circa 8 mila imprese e 60 mila addetti con oltre 12miliardi di euro di fatturato.

Siamo orgogliosi della consistenza dei numeri, ma anche consapevolmente responsabili che il peso di questi numeri non trova ancora negli interlocutori istituzionali e non, il riconoscimento che esso merita.

E’ naturale, perciò, che da parte nostra si sia sollevato il problema del perché un settore produttivo che ha un peso così rilevante nel panorama economico del nostro Paese, non abbia trovato ancora l’ascolto necessario ed il rispetto sufficientemente conveniente al proprio ruolo.

La risposta appare scontata: il nostro settore difetta di quello che fa di un gruppo di persone o di imprese qualcosa più di una somma di individui. E’ mancato essenzialmente il senso di appartenenza; è mancato il carattere dell’organizzazione; in sostanza è mancata la declinazione del “noi” e non, certamente, quella dell’ “io”.

Non vogliamo scomodare né psicologi, né sociologi per indagare sulle cause che hanno ritardato lo sviluppo della personalità del nostro gruppo e la sua capacità di incidere nella realtà economica nella quale opera.

Resta, tuttavia, il fatto che noi abbiamo il dovere di colmare questi ritardi e di rafforzare il suo ruolo; in sostanza, di dare al nostro mondo una prospettiva per il futuro, guardando con intelligenza alle trasformazioni economiche, alle evoluzioni tecnologiche e ai cambiamenti del mercato.

Non si tratta solo di affermare luoghi comuni o di un desiderio di piangersi addosso, cosa che nella circostanza apparirebbe del tutto inadeguata, considerata la necessità urgente di approfondire l’analisi, di dare spazio alla ricerca per individuare le cause e ricercare rimedi atti a dare prospettive di sviluppo al nostro settore.

E diciamo subito, a scanso di equivoci, che sia pur in ritardo di sviluppo, il lavoro fatto dalla nostra organizzazione con mezzi assolutamente modesti, è stato davvero considerevole.

Risultati politici come quelli riguardanti l’istituzione dell’agevolazione sulle ristrutturazioni edili, anche se ottenuti in concorso con altre organizzazioni, dimostrano che la forza degli argomenti seri e qualificati trova spazio e riconoscimento anche nello scalfire gli interessi più consolidati.

Quel provvedimento ha consentito al nostro settore di uscire dal tunnel della crisi in cui viaggiava ormai da anni per avviarsi verso un vigoroso rilancio che non si registrava più dai tempi della ricostruzione del dopoguerra ma, soprattutto, ha consentito al nostro mondo di trovare una legittimità produttiva e una dignità professionale anche per un rientro nella legalità e nella trasparenza.

Questo risultato, se ben riflettiamo, è ancora più significativo di quello della crescita del volume di affari.

Infatti, il rientro nella legalità di una miriade di piccole imprese nostre clienti ha obbligato molte di queste ad accrescere i livelli organizzativi e a specializzare le funzioni; in buona sostanza, ad interfacciarsi con la rivendita edile su un piano di maggior efficienza e qualità.

In altri termini la necessità di garantire trasparenza e sicurezza ai sistemi produttivi nei micro-cantieri ha esercitato un influsso positivo sull’intero settore esaltando la centralità della rivendita edile lungo tutta la filiera produttiva del sistema delle costruzioni edili.

L’onda d’urto dell’innovazione di processo ha coinvolto anche il mondo della produzione dei materiali che sta rivedendo, grazie alle pressioni che la distribuzione esercita sull’industria, sia il prodotto, che il processo produttivo.

Non solo, ma la necessità di presentare un prodotto con caratteri intrinseci di riconoscibilità da parte di un pubblico più ampio di quello dei clienti tradizionali, ha messo in moto un processo di innovazione che ha già in parte trasformato, e che trasformerà ancora di più in futuro in maniera radicale, il nostro settore.

Si è innescato cioè il processo virtuoso della valorizzazione del prodotto attraverso l’innesto della cultura del marketing anche in un settore che, per sua natura, non ha mai accolto gli elementi costitutivi della formazione del valore del prodotto e della sua ragione di scambio.
Si tratta di elementi decisivi nella valutazione del ruolo che la rivendita edile dovrà sviluppare in futuro.

Quello della legge riguardante le agevolazioni alle ristrutturazioni non è che un esempio dell’efficacia dell’attività associativa e che nessuna singola impresa, per quanto forte e importante che sia, avrebbe mai potuto realizzare sul mercato.

Di qui il carattere distintivo di cui è in possesso un gruppo di interessi economici, che dispone di organizzazione efficiente, rispetto ad una sommatoria di soggetti importanti, ma disgregati che non riescono ad incidere nella realtà nella quale operano.

Una prova concreta di ciò che è possibile fare e dei risultati che è possibile ottenere, se l’attività associativa prescinde dai condizionamenti particolaristici per assurgere al ruolo etico dell’interesse comune e generale.

Questo è il richiamo forte che viene dall’esperienza associativa, il cui obiettivo è quello di aprire le porte al bene comune da gestire tutti insieme con senso di responsabilità e con riferimento al sistema dei valori che producono il cambiamento in meglio della vita degli individui.

Io vorrei parlare al Vostro cuore, ma soprattutto vorrei parlare alla vostra mente per dimostrarvi come ogni azione della nostra attività si svolge lungo un’asse razionale con una precisa concatenazione di causa ed effetto.

Non c’è nulla di emozionale nella nostra attività, benché, è noto, che il lavoro di gruppo si fonda sulla nascita di relazioni umane, di grande spessore civile; ma ciò che voglio sottolineare è che il nostro lavoro deve condurre le persone ad acquisire nuove attitudini di socialità e solidarietà ma, soprattutto, servire all’organizzazione e all’efficienza delle nostre imprese.

Emerge, dunque, il carattere essenziale dell’attività associativa che è quello di agire nella direzione della crescita del bene comune sulla base di un progetto credibile e condiviso.

Nella fattispecie il progetto consiste nel dare la possibilità alle imprese che svolgono la loro attività nel commercio dei materiali da costruzione, di godere delle migliori condizioni possibili per l’esercizio di un’attività efficace ed efficiente, senza prescindere dal ruolo etico e sociale dell’impresa.

La prima questione che si presenta è quella della riconoscibilità che i membri dell’organizzazione assegnano alla medesima; in buona sostanza se i singoli membri pensano che l’organizzazione possa raggiungere l’obiettivo ipotizzato e disporre della necessaria autorevolezza nella funzione di rappresentanza.

La seconda questione riguarda le modalità con le quali il traguardo può essere raggiunto.

Infine, il terzo elemento attiene alle risorse necessarie per conseguire l’obiettivo.

In ogni caso l’elemento decisivo è il progetto da costruire assieme e nel quale ogni membro del gruppo deve tendenzialmente riconoscersi per affermarlo con forza e decisione in ogni confronto che si sviluppa all’interno della società civile e delle sue istituzioni.

Se il nostro progetto, dunque, consiste nel garantire lo sviluppo delle nostre aziende anche attraverso la riconoscibilità dei valori che caratterizza il territorio e l’ambiente, bisogna ricercare i mezzi e le risorse per garantire il risultato.

Il problema della riconoscibilità del progetto e dei suoi contenuti diventa, perciò, il primo nodo da sciogliere per il conseguimento dell’obiettivo proposto.

Il progetto diventa riconoscibile se comunicato con efficacia, in primo luogo ai membri nell’interesse dei quali è proposto ed, in secondo luogo, nei confronti degli altri enti ed istituzioni di cui il progetto deve influenzare le decisioni.

Nel nostro caso quest’ultima categoria è costituita dai nostri fornitori, dai nostri clienti, dalle loro organizzazioni rappresentative ,dalle istituzioni pubbliche nazionali e locali.

Con questi enti bisogna interagire per generare atti e fatti che contribuiscono alla razionalizzazione della gestione delle nostre aziende attraverso il miglioramento delle relazioni commerciali con riguardo ai fornitori e clienti ed il miglioramento delle regole di equità e trasparenza delle condizioni, con riferimento alle istituzioni.

Noi oggi dobbiamo affrontare alcune problematiche relative al funzionamento delle imprese che sono determinanti per il nostro futuro.

Basterebbe un’elencazione sommaria di queste per rendersi conto del lavoro che ci aspetta.

I temi di attualità potrebbero essere così riassunti:

1) IDENTITÀ E VISIBILITÀ DELLA RIVENDITA EDILE.
Essa è, e sarà sempre di più, il luogo privilegiato dello scambio dei materiali da costruzione sia di base che di finitura.

2) IL LUOGO DI PRODUZIONE DEI SERVIZI.
La rivendita è, e diventerà sempre di più, un luogo di creazione del valore dei materiali di base e di finitura e, quindi, di progettazione e assistenza tecnica nella selezione e applicazione dei materiali.

3) UN LUOGO DI MISURAZIONE DELLA QUALITA’.
La rivendita è, e diventerà sempre di più, il luogo dove il cliente potrà confrontare la qualità attesa rispetto a quella percepita.

4) IL LUOGO DI PROMOZIONE DEI VALORI SOCIALI DEL PRODOTTO.
Si pensi alla rivendita come un’impresa che incide nella soluzione di problemi legati alla salvaguardia ambientale, alla sicurezza dei prodotti, al risparmio energetico.

Questi temi tirano in ballo altri elementi che riguardano i costi di produzione dei servizi e della dimensione dell’impresa ed, in ultima analisi, la sottrazione dagli attacchi concorrenziali provenienti dagli stessi fornitori.

Qui si apre un terreno fertile da coltivare di cui l’unico soggetto abilitato è l’organizzazione sindacale anche nelle sue varie articolazioni territoriali.

Solo il gruppo nel suo insieme potrà dare sbocco ad una prospettiva positiva in questa direzione.

Bisogna mettere in campo non solo gli argomenti della ragione, ma quello degli interessi più istintivi e perciò stesso meno regolabili.

Se sapremo lavorare con intelligenza i frutti saranno copiosi e di buona qualità.

E qui voglio riportarvi un altro esempio concreto di ciò che il lavoro associativo può produrre.

L’Ascomed della provincia di Milano ha varato un progetto di visibilità e riconoscibilità dei valori legati alla rivendita che abbiamo definito operazione “Porte aperte”.

Si tratta di un messaggio forte tendente ad assicurare alla rivendita un ruolo dove si rappresentano valori sociali connessi allo sviluppo demografico, socio economico ed al miglioramento di standard di vita della gente che fanno sentire la loro influenza sul rapporto uomo/ambiente.

La promozione sociale della nostra attività attraverso una reinterpretazione dell’esperienza abitativa si traduce in un’economia esterna il cui prezzo è difficilmente misurabile, ma il cui esito influenzerà in maniera significativa tutte le scelte di coloro i quali sono coinvolti nell’economia delle costruzioni.

Si tratta di svolgere in maniera attiva un ruolo di messa in luce di attività già esistente, ma di cui pochi finora, fuori da un ristretto numero di esperti, si sono accorti che fanno parte del bagaglio della nostra comune esperienza.

L’iniziativa milanese si colloca, percio, nell’area di mercato più qualificante del nostro core business, quello della manutenzione e ristrutturazione in cui è opportuno favorire gli impieghi di materiali naturali, di solventi, detergenti, acidi, etc. biodegradabili.

La necessità di trasformare la nostra abitazione in un’oasi di benessere secondo i principi espressi dalle bioarchitetture, apre alla nostra attività uno spazio di mercato di incredibili dimensioni.

E’ chiaro che tali problematiche rappresentano un viatico importante per l’apertura del dialogo anche con i produttori di materiali, per invitarli a cogliere le opportunità di marketing che la rivendita è in grado di allestire, e con le imprese di costruzione di ogni dimensione, per acquisire una credibilità complessiva di grande valore strategico.

Del resto, il dibattito con le altre associazioni dei produttori e delle imprese sia a livello italiano che europeo è da tempo avviato.

Su questa iniziativa contiamo di far convergere l’interesse di produttori di materiali, di enti e di istituzioni interessati alle nostre attività per mobilitare le risorse necessarie alla sua realizzazione.

Questa iniziativa si inserisce nel più complesso e articolato progetto elaborato da Sercomated per conto della nostra Federazione, denominato “Vendere attraverso il rivenditore”.

Ancora una volta il principio primo da cui scaturisce questo risultato è la tutela dell’interesse generale, è il valore etico della proposta di cambiamento destinata a migliorare l’economia delle aziende e la qualità della gestione.

Sul fronte del confronto con le istituzioni non bisogna dimenticare che l’industria delle costruzioni presenta marcati caratteri di diffusione sul territorio; non solo, ma essa investe uno dei valori più ancestrali dell’uomo: la disponibilità dell’abitazione.

Per tali ragioni l’interesse del potere politico e, quindi, delle istituzioni nel quale esso si estrinseca, è decisamente rilevante.

Di qui la necessità per le imprese che interagiscono nel sistema, di attivare un dialogo intenso non solo con le istituzioni centrali che attraverso la politica economica e di gestione del territorio, condizionano le scelte delle imprese e delle famiglie, non solo regolando i flussi delle risorse, ma anche promuovendo gli standard abitativi attraverso politiche sociali finalizzate a questo scopo.

Si comprende, perciò, senza bisogno di ulteriori esempi, il grande interesse che un importante gruppo di pressione può avere nel dialogo istituzionale.

Su questo punto, si misura spesso il successo di una politica associativa rivolta alla promozione degli interessi di un’importante categoria come la nostra; ma qui conta non solo la qualità della proposta (come ad esempio quella relativa alle agevolazioni per la ristrutturazione), ma conta anche la coesione ed il lavoro capillare che il gruppo di pressione può svolgere sull’intero territorio nazionale.

Appartiene, inoltre, all’area del confronto istituzionale un altro grosso macigno che ostacola l’ordinaria gestione delle nostre imprese costituito dal ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali e, più in generale, la tutela del credito nei confronti del cliente.

Come noto l’attuale legislazione nella sua farruginosità non consente, nonostante le buone intenzioni, di semplificare e velocizzare le modalità di riscossione.

E’ per questo motivo che abbiamo presentato una proposta di legge, di cui vi abbiamo distribuito copia, che consente di trovare una soluzione giuridica a questo problema.

Il principio ispiratore della proposta è quello di coinvolgere il committente nella garanzia del pagamento, ma anche quello di avviare un meccanismo virtuoso che spinga le imprese di costruzione, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, di lavorare in qualità per conferire maggiore valore alla loro produzione.

Il problema è giuridicamente rilevante, ma non insolubile.

Se sapremo lavorare in profondità e con coesione, penso che potremo ottenere risultati clamorosi in questa direzione.

Sciogliere questo nodo può volere anche dire un allentamento della tensione finanziaria che appesantisce la gestione delle nostre aziende, favorendo una crescita del livello di affidabilità delle imprese nei confronti del sistema bancario e anche delle politiche creditizie che le istituzioni tendono a porre in essere.

Su molti di questi temi ed altri ancora ha lavorato con grosso impegno e determinazione la nostra società di servizi Sercomated.

Essa ha sviluppato una serie di impegnativi progetti attraverso i quali la Federazione avanza una proposta di razionalizzazione delle gestioni aziendali, mediante sia il miglioramento delle relazioni commerciali che la qualificazione delle funzioni aziendali con seminari, corsi di formazione ed interventi di assistenza tecnica nel settore della comunicazione, del marketing e della certificazione di qualità.

Questi servizi costituiscono leve molto importanti del nostro sistema associativo.
Esse vengono messe a disposizione delle Ascomed come strumento della politica associativa e contribuiscono in misura rilevante alla creazione del valore dei beni e servizi venduti dalle nostre aziende.

Siamo solo all’inizio di un cammino difficile che coinvolge interessi notevoli, ivi compresi quelli della ricerca scientifica e di marketing, ma anche quelli relativi alla stessa tecnologia dei materiali.

Ma su un problema mi sento di poter rassicurare gli amici presenti in questa sala, e cioè che l’industria del nostro settore è entrata in una fase di ascolto di assoluto rilievo ed è in grado di sviluppare una cooperazione più intensa e professionale per il conseguimento di significativi risultati.

Tale cooperazione si presenta particolarmente necessaria in questa delicata fase dello sviluppo economico del nostro paese.

Gli istituti di ricerca annunciano segnali di crisi anche nel nostro settore che, in questi ultimi due anni di difficoltà della congiuntura internazionale, ne era rimasto indenne.

La crisi economica e sociale trova la sua rappresentazione in una fase stagnante dell’economia, a determinare la quale hanno concorso una serie di cause, talune interne, altre internazionali.

Ma a prescindere dalle responsabilità che in questa sede appare poco opportuno cercare di individuare, noi imprenditori dobbiamo assumere il ruolo che ci compete, cioè quello di dare uno sbocco a questa crisi mediante il rilancio dell’economia per il bene delle nostre aziende, ma anche del nostro Paese e della comunità in cui viviamo.

Né la crescita di produttività, né quella del P.I.L. (le stime più aggiornate avvicinano la crescita dell’anno 2004 all’1%), né tantomeno la riduzione imposte sono in grado di liberare risorse a favore delle famiglie per l’accrescimento dei consumi.

Per questo motivo ci siamo fatti sostenitori della politica confederale tendente all’adozione di misure che consentono un reale, sostanzioso ed equilibrato rilancio dell’economia delle imprese, attraverso la riduzione dei costi di acquisizione delle risorse ed il rilancio degli investimenti.

Quindi, su questo versante, bisogna fare qualche cosa di serio e che consenta di ottenere risultati anche nel breve periodo.

Un rimedio urgente potrebbe essere quello derivante dalla riduzione dell’IRAP, ma anche gli aspetti di deburocratizzazione contenuti nel decreto sulla competitività.
Ma ciò che più, secondo noi, occorre è il ripristino dei sentimenti di fiducia, solidarietà e collaborazione che sono alla base della crescita economica e sociale.

Per noi resta cruciale il problema della TARSU (tassa raccolta rifiuti) di cui attendiamo da anni l’adeguamento alle direttive europee di trasformare la tassa in tariffa, ma soprattutto l’applicazione del principio di “chi inquina – paga”.

Ma, indipendentemente da quello che potranno muovere le poche leve utilizzabili dalla manovra governativa, resta il fatto che senza un incisivo contributo da parte delle imprese in termini di investimenti, i consumi interni rischiano di restare al palo.

Occorre procedere con rapidità all’innovazione di processo e di prodotto per cogliere le opportunità che il mercato, anche nelle prospettive negative che ci attendono, può offrirci.

Siamo entrati in una fase importante dell’era post-industriale, quella dell’economia della conoscenza, la quale richiede nuove competenze per governare la modernità.

La ricerca dell’identità della rivendita edile diventa, quindi, un valore su cui la Federazione deve impegnare tutte le sue risorse, coinvolgendo tutte le sue componenti in una missione che esce dall’interesse del singolo per collocarsi in una fase alta dell’interesse generale.

Dare il proprio contributo in questo senso non ha soltanto un significato etico astratto, ma è anche un doveroso impegno per tutelare gli interessi della propria impresa.

Con questa percezione del senso di appartenenza il momento associativo diventa un aspetto prioritario nell’attività dell’impresa, in quanto da esso deriva un valore aggiunto consolidato che nessun singolo investimento, per quanto consistente, potrà mai realizzare.

Prima di chiudere desidero rammentare i quattro temi più importanti su cui è impegnata la Federazione e sui quali dobbiamo sentirci tutti insieme impegnati per portarli a soluzione:
- ricerca della nuova dimensione aziendale
- tutela del credito
- visibilità/innovazione
- economia della conoscenza

Su questi temi, com’è a voi tutti noto, è impegnata tutta la struttura Federcomated, ivi compresa le attività delegate a Sercomated.

Importanti iniziative di cooperazione sono in corso con il Cermes (Centro di Ricerche sui Mercati e sui Settori Industriali) dell’Università Bocconi di Milano, con la società Tecniche Nuove per la comunicazione e con la società Click us per lo sviluppo della tecnologia Internet.

Questi punti, su cui auspichiamo si aprirà il dibattito di questa conferenza, devono rappresentare altrettante parole d’ordine per la nostra attività più immediata.

Toccherà alle Ascomed raccogliere questo messaggio, stimolare il dibattito all’interno della categoria promuovendo cultura e diffondendo tra i nostri aderenti la consapevolezza dell’urgenza di procedere all’elaborazione di un grande e innovativo progetto.

La cinghia di trasmissione di questa importante attività è costituita dalla comunicazione.

Vi abbiamo distribuito un pregevole libro edito da Unicom, nel quale vengono descritte le modalità con cui comunicano le Associazioni di imprese in Italia.

Purtroppo in esso non troverete il nostro progetto di network comunicazionale, con il quale vengono sviluppate le modalità di comunicazione tra Federcomated e le Ascomed.
Penso che si tratti di un esempio da imitare su cui dobbiamo ancora migliorare in termini di efficacia ed efficienza.

Ma i risultati già oggi sono tangibili e ricchi di soddisfazioni.

Vi chiedo perciò di prestare grande attenzione a quanto i qualificati relatori che abbiamo chiamato ci diranno, criticando le cose che secondo voi non sono aderenti alle vostre Ascomed ed alle vostre imprese, come per altro è giusto e doveroso, ma anche apprezzando e sostenendo il valore strategico dei risultati che scaturiscono dai lavori di questa giornata.

Un grande e sincero ringraziamento a tutti voi per l’ascolto che mi avete riservato, ai membri del Consiglio Direttivo per il caldo sostegno alla manifestazione, al Segretario Generale ed a tutti i suoi collaboratori per l’impegno organizzativo che hanno profuso.